23 Gennaio 2023

Emicrania: a quali altre malattie è collegata?

 23, gennaio 2023 – L’emicrania non è solo un banale “mal di testa” che a volte viene utilizzato come scusa per non svolgere determinate mansioni. Si tratta di una vera e propria malattia neuro-vascolare che interessa circa il 10% della popolazione e che può diventare  cronica.. L’emicrania puo’ rappresentare un rischio cerebro-vascolare soprattutto quella con aura per cui si raccomanda di non utilizzare la pillola ( contraccettivi ormonali )  e in particolare l’etinilestradiolo che è un fattore di rischio per trombosi arteriose e venose.  ,e di  non fumare , le 2 cose insieme rappresentano un elevato rischio per  eventi ischemici cerebrali soprattutto se in famiglia esistono casi di infarto o ictus cerebrale . Il rischio ischemico  aumenta in modo ridotto in caso di assunzione di contraccettivo a base di solo progestinico.

“L’emicrania non deve essere sottovalutata in quanto impatta sulla vita di tutti i giorni – afferma il dott. Giorgio Dalla Volta, Corrdinatore sezione regionale della Società Italiana Studio Cefalea Lombardia e Direttore del Centro Cefalee dell’Istituto Clinico Città di Brescia – Gruppo San Donato -. Può a volte nascondere malattie più gravi o comunque essere associata ad altri disturbi di salute. Per questo invitiamo tutti i pazienti a recarsi in un Centro Cefalee dove possono trovare un’assistenza qualificata”.  Nel 25% circa dei pazienti emicranici la fase dolorosa è preceduta dalla cosiddetta “aura”. Si tratta di una serie di sintomi neurologici (come disturbi del campo visivo o alterazioni della sensibilità a un arto superiore) che durano da  20-30 minuti fino ad 1 ora . “Fino al 2017 non esistevano terapie specifiche in grado di bloccarla – conclude Dalla Volta -. Ora abbiamo a disposizione un nutraceutico Aurastop che si è rivelato efficace nel trattare in acuto i sintomi dell’aura. E’ in grado di ridurre la durata dell’aura di più del 50% nel 93% dei pazienti mentre è in grado di ridurre la disabilità addirittura a un terzo nella medesima percentuale di malati”.